Come il tiro da tre ha riscritto il basket in quarant’anni
Introdotto nel 1979 fra lo scetticismo generale, oggi è il centro di gravità di ogni attacco

La NBA adottò la linea dei tre punti nella stagione 1979-80. Non era un'invenzione della lega: arrivava dalla ABA, la lega rivale assorbita pochi anni prima, dove serviva soprattutto a rendere lo spettacolo più vistoso.
Nel primo anno le squadre NBA tentarono in media meno di tre tiri da tre a partita. Oggi ne tentano oltre dieci volte tanto.
Fra questi due numeri ci sono quarant'anni, e la storia di come uno sport ha impiegato decenni a credere a un calcolo che chiunque poteva fare.
L'aritmetica che ci è voluto tempo a vedere
Un tiro da due segnato al 50% produce un punto per tentativo. Un tiro da tre segnato al 35% ne produce 1,05.
Il secondo è più redditizio del primo pur avendo una percentuale di realizzazione molto più bassa. Il conto sta in una riga, e sono serviti circa trent'anni perché diventasse senso comune.
Perché ci è voluto così tanto
Le ragioni della resistenza sono più interessanti del calcolo.
Il tiro da tre sembrava un ripiego. Culturalmente era associato alla disperazione di fine partita, non alla costruzione di un attacco.
Le percentuali si leggevano isolate. Un 35% appariva peggiore di un 50%, e nessuno normalizzava per il valore del canestro.
Gli allenatori venivano da un basket diverso. Chi aveva imparato il gioco quando la linea non esisteva ragionava per posizioni e non per efficienza attesa.
Mancavano i dati. La misurazione sistematica dei tiri per zona è arrivata molto dopo la linea.
Cosa ha cambiato in campo
Gli spazi. Con cinque giocatori potenzialmente pericolosi da fuori, la difesa non può concentrarsi vicino a canestro. L'area si svuota, e penetrare diventa più facile: paradossalmente, il tiro da tre ha reso più efficace anche il gioco sotto canestro.
I ruoli. Il lungo che gioca solo spalle a canestro è quasi scomparso. Gli è stato chiesto di allontanarsi dal ferro, o di saperlo fare — e chi non ha saputo adattarsi è uscito dalla lega, anche giocatori che dieci anni prima sarebbero stati titolari.
I tiri intermedi. Il tiro dalla media distanza, per decenni il fondamento tecnico più raffinato, è oggi il meno efficiente del campo: costa quasi quanto un tiro da tre in termini di difficoltà, e vale un punto in meno.
L'angolo. La linea da tre è più vicina al canestro negli angoli. Quel tiro è statisticamente il migliore del campo, e ha ridisegnato il posizionamento senza palla: i tiratori si dispongono negli angoli e ci restano.
Il costo nascosto
L'aumento dei tiri da tre ha alzato la varianza. Una squadra che costruisce l'attacco sul tiro da fuori vince più nettamente nelle serate buone e perde più nettamente in quelle storte.
Nelle serie di playoff questo conta: una squadra tecnicamente inferiore può vincere due partite su cinque semplicemente perché ha segnato, e questo ha reso i risultati meno prevedibili di quanto la differenza di valore suggerirebbe.
La contro-tendenza
Negli ultimi anni si è visto un parziale ritorno del gioco vicino a canestro. Non per nostalgia, ma per la stessa ragione aritmetica di prima.
Se tutte le difese si allargano per proteggere il perimetro, l'area torna a essere il posto dove i tiri sono più facili. Il vantaggio si sposta là dove nessuno guarda.
Il basket non ha smesso di ottimizzare: ha cambiato il punto in cui l'ottimizzazione conviene. Ed è probabile che continui a spostarsi, perché ogni volta che una soluzione diventa dominante, la difesa si adatta e il vantaggio migra altrove.
Domande frequenti
- Perché il tiro da tre conviene più del tiro da due?
- Un tiro da due segnato al 50% produce un punto per tentativo. Un tiro da tre segnato al 35% ne produce 1,05: è più redditizio pur avendo una percentuale di realizzazione molto più bassa.
- Perché il tiro dalla media distanza è quasi scomparso?
- Il tiro dalla media distanza costa quasi quanto un tiro da tre in termini di difficoltà, ma vale un punto in meno. È diventato il tiro meno efficiente del campo.
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Direttore responsabile
Emanuele R.
Segue NBA, Serie A LBA ed Eurolega. Scrive di mercato, tattica e regolamenti, e cura la rubrica di fantabasket. Ogni articolo pubblicato su 24 Secondi passa dalla sua revisione.
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